Sarà un venerdì nero, non solo per via della corsa agli sconti ma anche per lo sciopero indetto dai dipendenti Amazon Italia. Un blocco indetto dalle sigle sindacali territoriali del comparto terziario e del commercio di Piacenza, città dove ha sede uno dei magazzini europei di Amazon e dove i lavoratori del colosso dell’e-commerce incroceranno le braccia. E proprio nel giorno in cui le richieste di acquisti online raggiungeranno il loro picco massimo.

A dare il mandato per lo stop delle attività ai rappresentanti di FISASCAT CISL, FILCAMS CGIL, UGL TERZIARIO e UilTUC UIL, sono stati circa 500 dei 1600 dipendenti Amazon a tempo indeterminato presenti nel polo piacentino. Una decisione presa nel corso di due assemblee tenutesi il 20 e il 21 novembre: i dipendenti vogliono condizioni di lavoro più umane e premi economici per gli straordinari che ancora non sono stati loro concessi.

Per l’intero Black Friday e fino al turno mattutino del 25 novembre, chi si occupa di smistare, rintracciare e preparare gli ordini di milioni di consumatori incrocerà le braccia, con conseguenti potenziali disagi alla ricezione dei pacchi acquistati sul sito.

«L’obiettivo non è creare un danno economico all’azienda, ma solo un disagio che inevitabilmente subirà anche il cliente proprio per accendere l’attenzione sulle richieste dei lavoratori – spiega a La Stampa Francesca Benedetti rappresentante territoriale FISASCAT CISL - Siamo arrivati a questa decisione non a cuor leggero, perché trovare lavoratori dentro Amazon che ci mettano la faccia e si mettano in gioco è difficile, ma se sta accadendo vuol dire che le condizioni sono ormai diventate insostenibili».

Benedetti parla di problemi fisici e psicologici di molti dipendenti che si sono rivolti ai sindacati. «Dentro Amazon si resiste in media 3 anni – continua – Esistono delle eccezioni, io ho almeno tre delegati sindacali che lavorano da 5 anni in Amazon ma con dei sacrifici fisici enormi». Polsi infiammati, attacchi di panico, turni di notte per un mese di seguito senza quasi stop: sono solo alcune delle condizioni anomale denunciate da diversi dipendenti Amazon Italia ai rappresentanti sindacali.

Eppure non è la prima volta che il colosso fondato da Jeff Bezos sia al centro di forti proteste per i diritti dei lavoratori. Nell’agosto del 2015 il New York Times aveva pubblicato un’inchiesta sulle condizioni di lavoro disumane dentro l’azienda (inchiesta smentita con forza da Amazon). Ma anche in Europa il rapporto tra dipendenti e Amazon non è dei migliori da anni. Nel dicembre del 2015 a incrociare le braccia, stavolta sotto Natale, erano stati i dipendenti di Amazon in Germania. E ancora, l’anno prima, in Inghilterra un gruppo di attivisti aveva lanciato l’Amazon free challenge, una campagna di boicottaggio verso Amazon per spingere l’azienda a pagare il salario minimo ai dipendenti e a migliorare le loro condizioni di lavoro.

Condizioni che non piacciono nemmeno ai dipendenti piacentini della multinazionale. «In Amazon non c’è un minuto in cui si sta fermi - spiega sempre a La Stampa Pino Di Rosa, rappresentante territoriale di UGL TERZIARIO – E durante le feste, i saldi o il Natale questi ritmi aumentano: c’è una richiesta enorme di produttività da parte di Amazon ai suoi dipendenti a cui però non corrisponde una contropartita in termini di premi, bonus o condizioni sostenibili per quanto riguarda i turni».

Il nodo economico è solo uno dei tanti lamentati da chi protesterà venerdì. Il problema, paradossalmente, nasce dal contratto collettivo nazionale di lavoro del settore terziario e del commercio con cui sono inquadrati i dipendenti. «Amazon non riguarda il comparto logistico, ma quello del terziario e la paga prevista dal CCNL è di circa 1200/1250 euro al mese, ma noi chiediamo l’applicazione di un contratto di secondo livello che preveda condizioni economiche più equilibrate e che però l’azienda si rifiuta di applicare perché per legge è tenuta ad applicare solo quello nazionale», conclude Di Rosa.

Ai 1600 lavoratori a tempo indeterminato si aggiungono inoltre tutti quelli che lavorano a somministrazione ( i cosiddetti green badge), per cui le risorse umane su cui può contare Amazon, specie in periodi come quelli del Black Friday, aumentano.

La posizione dell’azienda L’azienda, raggiunta da La Stampa, ha però fatto sapere tramite una nota ufficiale di non condividere il punto di vista dei sindacati e l’immagine di una società chiusa a riccio e sorda alle richieste dei lavoratori. «In Italia così come avviene negli altri Paesi in Europa in cui siamo presenti, manteniamo relazioni con le rappresentanze dei lavoratori e le organizzazioni sindacali – si legge nel comunicato - Allo stesso tempo portiamo avanti la nostra politica di porte aperte che incoraggia i dipendenti a trasferire commenti, domande e preoccupazioni direttamente al proprio management team. Crediamo fermamente che questo rapporto diretto sia il modo più efficace per capire e rispondere alle esigenze del nostro personale. In questi anni ci siamo impegnati a costruire un dialogo continuo e una positiva cooperazione con tutti i dipendenti e a creare un ambiente attento e inclusivo nei nostri luoghi di lavoro. I salari dei dipendenti di Amazon sono i più alti del settore della logistica e sono inclusi benefit come gli sconti per gli acquisti su Amazon.it, l’assicurazione sanitaria privata e assistenza medica privata. Amazon offre inoltre opportunità innovative ai propri dipendenti come il programma Career Choice, che copre per quattro anni fino al 95% dei costi della retta e dei libri per corsi di formazione scelti dal personale». Se non si crede alla posizione di Amazon, l’azienda invita a fare un giro nel magazzino. «Il modo migliore per rendersi conto delle condizioni di lavoro nel magazzino di Castel San Giovanni – conclude la nota - è effettuare un tour: http://it.amazonfctours.com. Dal gennaio del 2016 a oggi sono oltre 5.000 le persone che hanno visitato il nostro magazzino». Per il Black Friday l’azienda fa inoltre sapere che manterrà le consegne e rispetterà le esigenze dei clienti.

Sui livelli retributivi gli stessi sindacati ammettono che Amazon ha applicato il giusto riconoscimento contrattuale ma che non ha mostrato però alcuna apertura concreta per migliorare la retribuzione o la contrattazione di un premio aziendale. Eppure non sono solo i soldi il problema visto che una delle richieste riguarda il rispetto dell’equilibrio tra vita e lavoro e la tutela della salute. «Amazon è una catena di montaggio e di 4.0 non ha niente perché è una catena dove l’uomo è al servizio della macchina e non il contrario – spiega ancora Francesca Benedetti - I livelli di efficienza che richiede Amazon non sono richiesti da nessun’altra azienda». Ma Benedetti denuncia anche un’altra pratica. «Ci risulta che non vengano denunciate le malattie professionali dai medici competenti aziendali – spiega la sindacalista - Non abbiamo dati ufficiali perché le denunce, non capiamo ancora per quale motivo, non vengono fatte nemmeno quando è evidente che il problema fisco, ad esempio i polsi infiammati per la movimentazione di migliaia di pacchi, è da attribuire all’attività lavorativa. Non abbiamo i dati, ma i dati sono le persone che vengono a parlare con noi».

Le prossime iniziative Lo sciopero di venerdì però non è l’unica arma che i sindacati intendono utilizzare per convincere Amazon a concedere ciò che chiedono. Vincenzo Guerriero, rappresentante UILTUCS UIL, spiega: «Lo sciopero di venerdì è il pezzo forte ma abbiamo proclamato fino al 31 dicembre il blocco degli straordinari da parte dei lavoratori: vogliamo che l’azienda si sieda al tavolo delle trattative non solo formalmente, vogliamo che si inizi seriamente a parlare di diritti dei lavoratori e che si applichi il contratto di secondo livello da noi proposto oltre 1 anno e mezzo fa». Per Natale però i sindacati volevano anche un extra in busta paga per chi sarà in magazzino. «Vogliamo che una minima parte dei guadagni di Amazon sia redistribuita ai ragazzi, perché i soldi ci sono conclude Guerriero - Avevamo chiesto una cifra da dare a Natale in più perché questi lavoratori faranno turni massacranti». E cosa vi è stato risposto? «Amazon ha detto di no».

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