25 Marzo 2011 6 commenti

Serial Villains – I grandi cattivi dei telefilm di La Redazione di Serial Minds

Take a walk on the dark side

ALLORA, OVVIAMENTE CI SARANNO DEGLI SPOILER, TIPO SU LOST, FRINGE, COSE COSI’.
SERIALMINDER AVVISATO…

Regola d’oro della narrazione: se hai un buon cattivo, sei a già a metà strada per avere una buona storia. Sì, gli eroi ci piacciono, le storie d’amore ci inebriano, le battute ci divertono. Ma cosa sarebbe tutto questo, senza un emerito bastardo che l’eroe può prendere a sberle? Senza un figlio di buona donna che mette i bastoni tra le ruote della nostra coppietta preferita? Senza uno stronzone che il nostro battutista di fiducia possa prende in giro e far scappare con la coda tra le gambe, sotto gli scroscianti applausi posticci del pubblico delle sitcom? Semplice, sarebbe molto meno interessante.
Perciò, ecco i nostri cattivi preferiti: i più malvagi, i più divertenti, i meglio riusciti.
E sia chiaro, come al solito non c’è nessuna pretesa di esaustività, perché a fare una cosa rigorosa avremmo dovuto scrivere un libro, mica un post!
Il primo che scrive un commento iniziando con “non ci credo che non avete inserito NOME DEL PERSONAGGIO” vince una bambolina. Che non gli spediremo. La terremo qui a sua imperitura memoria. 

Benjamin Linus (Michael Emerson, Lost)
Come non citare una delle più straordinarie facce da schiaffi mai apparse in un telefilm? Lasciate perdere la fine di Lost. Dimenticate che abbiamo finito col provare una certa simpatia per Ben, povero imbecille che pareva avere tutte le risposte, e che invece non aveva nemmeno fatto le giuste domande. Ricordatelo com’era quando è arrivato. Quando non sapevamo nulla degli Altri, delle proprietà dell’isola, del possibile futuro dei nostri naufraghi. Non sapevamo nulla, se non che questa specie di enigmatico hobbit conosceva un sacco di segreti fondamentali, e non le diceva manco sotto caterve di mazzate. L’unica cosa che sapeva fare era snocciolare misteriose minacce. Che fastidio… (DC)

Arvin Sloane (Ron Rifkin, Alias)
Arvin Sloane è uno dei personaggi più viscidi che si siano visti in giro tra le serie televisive. Il perché è presto detto: da qualsiasi parte tu sia girato e da qualsiasi parte lui arrivi, ti frega sempre e comunque. Con i suoi modi preteschi e le manine che si sfregano sembra un Andreotti prestato alla CIA. Tutti sono scettici sul suo operato, ma alla fine lui manovra tutti e li prende per il culo. Come quando dice: “Ho scoperto il messaggio di Rambaldi, tutti i suoi aggeggi servono per dire: viva la pace nel mondo”. E tutti gli credono e gli mettono in mano una specie di ONU. Genio assoluto. Un grande fino alla fine, anzi, alla non-fine, vista la sua sorte. (MV)

Russel Edgington (Denis O’Hare, True Blood)
Per la serie “uno davvero cattivo, ma che non può che farti simpatia”. Russell, re della comunità vampiresca del Mississipi, è espressione della gioia dell’essere non morti. Ironico, passionale, vizioso fino al midollo, ossessionato dal potere ma incapace di lasciare da parte un’invidiabile leggerezza. Certo, se gli fai girare le balle mostra i denti (nel senso letterale del termine), e in più di un’occasione ti accorgi che dietro quell’espressione furbina c’è un pozzo oscuro privo di pietà. Ma se pensassi di diventare un supercattivo, mi piacerebbe essere come lui: perché se non ti diverti a perseguire il Male, che lo persegui a fare? (DC)

Stringer Bell (Idris, Elba, The Wire)
Stringer Bell non è un cattivo, è tanti cattivi insieme. È il pusher del quartiere e l’affarista che lavora con i potenti della città. È quello che cerca di dare un po’ di intelligenza (e stile) a una manica di tamarri che va in giro con i catenozzi e si saluta con i pugnetti. Stringer Bell è quello che ti fa saltare la barricata, perché uno così ti esalta, è il classico pessimo esempio che tanto agita i sonni del MOIGE. È il cattivo che sa ordinare punizioni e omicidi, ma anche mettersi il vestito della festa e andare a contrattare con finanziatori vari. Il suo problema è che, all’apice della carriera criminale, non è accettato da nessuno: i bro del quartiere lo considerano uno che si è infighettato, i salotti buoni lo guardano dall’alto in basso per le sue origini. (MV)

Robert ‘Missile’ Romano (Paul McCrane, ER)
Non un cattivo nel senso classico del termine (era comunque uno che cercava di salvare delle vite, piuttosto che distruggerle!) Però i fan di ER sanno bene quanto Romano potesse essere odioso, praticamente in ogni aspetto della normale vita umana. Per anni abbiamo assistito alle sue angherie nei confronti dei colleghi più giovani e in generale di chiunque potesse rimanere offeso dal suo atteggiamento di merda. Però era anche uno che sapeva come portare avanti l’ospedale, e in alcuni casi ha mostrato qualche barlume di umanità. Certo, se poi è morto sotto un elicottero e nessuno se ne è interessato, un motivo ci sarà… (DC)

L’uomo delle bombe (Leonardo Treviglio, RIS)
Possiamo raccontarci tutte le storie che vogliamo, ma il miglior cattivo ce l’abbiamo noi. È con orgoglio patriottico che mi accingo a parlare di colui il quale ha reso grande l’industria televisiva italiana: l’uomo delle bombe, il cattivissimo di RIS. Fantasioso e imprevedibile già nel nome, ha costituito per lungo tempo l’incubo del pimpante Lorenzo Flaherty. Mette le bombe, incasina le indagini, lo arrestano, “no! è il gemello buono!”, sfida direttamente Flaherty, uccide Nicole Grimaudo con un braccialetto avvelenato (!), sfida nuovamente Flaherty, lo riarrestano, si pente, aiuta la polizia, scappa, muore. Dio, che fatica! L’uomo delle bombe riassume in sé i due più grandi attributi dell’homo italicus: l’approssimazione e la cialtroneria. Ah no, scusate, non è l’uomo delle bombe a riassumerli, sono gli sceneggiatori di RIS. (MV)

Walternate (John Noble, Fringe)
Un cattivo recente, che probabilmente non ha ancora mostrato tutte le sue sordide qualità, ma che va inserito per la forza con cui si contrappone al suo doppio: il timido, impacciato e geniale Walter, un concentrato di dolcissima tenerezza senile. Amiamo così tanto Walter, e tremiamo così forte al solo pensiero che qualcuno gli faccia del male, che la comparsa di Walternate, brutalmente freddo e calcolatore piuttosto che apertamente stronzo, ci ha colpito come un pugno. Non tanto, come dicevo, per le cattiverie che ha messo in campo. Quanto perché ci mostra come Walter sarebbe diventato se non fosse finito in manicomio per anni (e, va detto, se qualcuno gli avesse rapito un figlio). Un’immagine che ci turba e ci riempie di sgomento. (DC)

Al Swearengen (Ian McShane, Deadwood)
Ok, lo so. Se The Wire l’abbiamo visto in pochi, Deadwood è messo ancora peggio. Ma Serial Minds serve a farvi scoprire tante cose belle e quindi ecco Al Swearengen, ovvero uno che con uno schiocco di dita fa uccidere chicchessia e ne fa smaltire il corpo nella porcilaia della lavanderia cinese. Uno che si rivolge alle donzelle che lavorano nel suo saloon con frasi come “quando finisci passa a farmi un pompino” oppure “vai dal dottore a farti dare la pomata per la fica”. Uno a modo, che ha costruito dal nulla una città in un territorio sperduto e adesso si vede sfilare di fronte dei liberal che chiedono diritti umani e giustizia. Ovviamente i liberal in questione sono personcine che impiccano ladri di cavalli con le proprie mani, ma per la mente perfida e calcolatrice del nostro Al sono intellettuali da due dollari. (MV)

Nina Myers (Sarah Clarke, 24)
Tra tutti i miei cattivi, questa è l’unica senza speranza. Faccino dolce, occhioni da cerbiatta, cuore nero come la pece. Il suo tradimento, nella prima stagione di 24, rimane una delle più grosse (e peggiori) sorprese della mia vita di spettatore. L’ho odiata con tutto me stesso, maledetta vacca. E il pensiero corre a due anni dopo, nella terza stagione, quando Jack si trova nella condizione di poterla uccidere, dopo che per tre anni l’ha coglionato ripetutamente, oltre ad avergli ammazzato la ex moglie. E Jack, invece di dire una frase da eroe idiota tipo “meglio vederti marcire in galera che ucciderti”, la fredda con diversi colpi di pistola, sul pavimento, senza alcuna pietà. Dio, che soddisfazione immensa! (DC)

Dexter (Michael C. Hall, Dexter)
Dexter è il peggiore di tutti. Per alcuni cattivi puoi avere simpatia, altri ancora ti danno grandi soddisfazioni per il loro stile, ma nessuno di loro ti conquista così apertamente da portarti a fare il tifo per lui. Soprattutto, nessuno di loro ha una serie intitolata con il proprio nome. Dexter sposta tutto diversi passi più in là: se il buono in realtà è un cattivo, i cattivi devono essere cattivissimi. Ecco allora il killer del camion frigo o Trinity, capaci nella loro efferatezza di far sembrare il nostro rossiccio amico un tenero cucciolo di Labrador. È un cambiamento non da poco. Certo, direte, non è il primo eroe dalla fedina penale non proprio pulita. Ma Dexter continua ad ammazzare: è qui la sua forza, nel suo essere cattivo e insieme salvatore. Per questo ci si incazza quando diventa troppo mansueto e casalingo. (MV)

Tanto per la cronaca: manca gente tipo Sue Sylvester di Glee, l’uomo che fuma di X-Files, diversi membri del folto vicinato di Desperate Housewives, Red John di The Mentalist, Katherine di Vampire Diaries, Volchok di The O.C. (a vederlo scritto sembra il nome di un biscotto…), Georgina di Gossip Girl, la Valerie prima maniera di Beverly Hills 90210, certi demoni di Streghe, certi vampiri di Buffy, quella gran schifosa dell’agente Stahl di Sons of Anarchy (potesse bruciare all’inferno) e molti altri ancora…



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